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Specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica
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LE PROTESI MAMMARIE NEL 2019

 
 

In questo ultimo anno le protesi sono state spesso al centro dell'attenzione non solo degli addetti ai lavori e delle donne direttamente interessate o coinvolte nell'argomento, ma anche, in generale, dell'opinione pubblica, come dimostrato dalle numerose inchieste dei giornali e delle televisioni.
E' opportuno cercare di approfondire l'argomento puntualizzando la situazione ad oggi. 

I NUMERI
Ogni anno in Italia vengono impiantate, secondo i dati riportati dal Ministero della Salute, circa 51.000 protesi (63% per motivi estetici e 37% per motivi ricostruttivi); le protesi utilizzate in Italia ed in Europa in generale sono costituite da un involucro esterno in silicone ed un contenuto in gel di silicone. Per più di venti anni e fino alla fine del 2018 nel 95% delle protesi utilizzate l'involucro esterno era con superficie testurizzata ovvero rugosa e solo nel 5% con superficie liscia. Le protesi testurizzate rappresentavano e rappresentano ancora oggi la gran parte del mercato in quanto la testurizzazione, introdotta più di venti anni fa, riduce e ritarda il rischio di contrattura capsulare e rende più stabile la protesi nella sua posizione in quanto, consentendo una maggiore adesione dell'impianto ai tessuti, diminuendo la possibilità di rotazione e/o dislocamento della protesi. La rugosità esterna è diversa a seconda delle aziende con caratteristiche finali e proprietà differenti. La forma delle protesi può essere emisferica o, come più comunemente detto, rotonda oppure anatomica, a goccia. Le protesi emisferiche possono avere l'involucro esterno a superficie liscia o testurizzata, quelle anatomiche, al momento, solo testurizzata. 

ALCL e PROTESI MAMMARIE
 Recentemente è stato rilevato un numero anomalo di casi di Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule (ALCL) in particolare in pazienti portatrici di protesi mammarie testurizzate per fini ricostruttivi o estetici. Il Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule (ALCL) è una rara forma di Linfoma non- Hodgkin (NHL) che si sviluppa a carico dei linfociti T del sistema immunitario; quello che si sviluppa in donne portatrici di protesi mammarie ha un andamento clinico più favorevole rispetto agli altri. Secondo i dati della letteratura scientifica e quelli derivanti da registri nazionali si stima una prevalenza di 1/30.000 casi ogni anno negli USA e 1/28.000 in Italia, senza aver riscontrato aumenti significativi negli ultimi anni. La malattia si manifesta nella grande maggioranza dei casi con un aumento importante del volume della mammella dovuto ad un versamento sieroso senza segni di infiammazione, generalmente dopo 6-7 anni dall'impianto, o almeno dopo 12 mesi. Non tutti i versamenti tardivi devono essere considerati segno di ALCL, ma devono indurre a consultare il chirurgo plastico specialista che prescriverà inizialmente un'ecografia mammaria associata eventualmente ad un prelievo del liquido. Ma, soprattutto, è bene sottolineare che la presenza di una sottile falda sierosa circostante la protesi è evenienza molto comune legata alla reazione che l'organismo produce verso un corpo estraneo e non deve essere considerato espressione di ALCL.Il Ministero della Salute italiano, in accordo con le società scientifiche specialistiche e con tutti gli enti di riferimento mondiali, ha affermato che:

  • le protesi mammarie sono dispositivi medici assolutamente affidabili e gli interventi di mastoplastica additiva e ricostruttiva possono essere regolarmente effettuati in sicurezza
  • non sussiste alcuna indicazione a rimuovere nessun tipo di impianto a titolo preventivo 
  • è necessario che le donne portatrici di protesi mammarie testurizzate o lisce si sottopongano a regolari controlli clinici almeno una volta l'anno. Qualora necessario, sarà il medico curante a indirizzare il paziente verso specifici approfondimenti diagnostici

E' fondamentale sottolineare che il trattamento della malattia conclamata è rappresentato dall'intervento chirurgico con rimozione della protesi e della capsula circostante (capsulectomia totale) e la prognosi della malattia, se trattata precocemente ed adeguatamente, è particolarmente favorevole.