
Il lipofilling o trapianto di grasso è oggetto d'interesse da parte dei chirurghi plastici ormai da molti decenni con applicazioni e risultati non sempre costanti e riproducibili. Recenti progressi relativi alle conoscenze biologiche di base ed all'introduzione di nuove tecniche hanno determinato una diffusione del lipofilling sia in chirurgia estetica che in chirurgia ricostruttiva.
Tuttavia, da qualche tempo, si discute sempre più frequentemente di altre "capacità" del tessuto adiposo legate alla presenza, nell'ambito del tessuto adiposo stesso, di cellule staminali totipotenti che aprono la via alla cosiddetta medicina rigenerativa e ad applicazioni potenzialmente straordinarie nella chirurgia ricostruttiva, ripartiva ed estetica.Nel tessuto adiposo , come nel midollo osseo, sono presenti, accanto agli adipociti, delle cellule staminali totipotenti che hanno la possibilità di differenziarsi in cellule di diversi tessuti ; quando si esegue un lipofilling (altrimenti detto lipostruttura o trapianto di grasso) sono proprio queste cellule staminali che, secondo la grande maggioranza degli addetti ai lavori, sopravvivono e sono in grado di differenziarsi, mentre non tutti convengono sulla sopravvivenza anche solo parziale delle cellule adipose.
Le cellule staminali trasferite hanno anche la capacità di formare nuovi vasi capillari (neoangiogenesi) contribuendo ad un migliore trofismo locale dell'area interessata al trapianto. lipofilling , inteso pertanto come trasferimento di cellule adipose, ma soprattutto di cellule staminali, ha diversi obiettivi e potenzialità: riempimento, ristrutturazione ed anche rigenerazione. Il riempimento è dimostrato dall'incremento volumetrico, la ristrutturazione e la rigenerazione sono evidenziati dai miglioramenti della qualità dei tessuti cutanei e sottocutanei in caso di trattamento di tessuti scarsamente irrorati come aree ulcerate, radiodermiti, radionecrosi e cicatrici di vario tipo.Alcuni aspetti biologici del trasferimento di tessuto adiposo non sono però del tutto evidenti e controllabili e questo comporta attualmente l'incapacità di stabilire quale sarà l'esatto volume che consegue all'iniezione di un determinato quantitativo di grasso e di conseguenza quale sarà l'effetto di riempimento ottenuto con un singolo intervento di lipofilling e la possibilità di dover effettuare trattamenti ripetuti a distanza di tempo. Pur con questi limiti, è opportuno dire che il lipofilling ha enormi potenzialità applicative nella chirurgia plastica ed in quella della mammella in particolare. A livello mammario, il lipofilling:
I punti 1, 2 e 3 sono ormai generalmente accettati mentre maggiore è la discussione relativa agli altri quattro punti ed un accordo scientifico non è ancora stato raggiunto. A maggiore conferma di questi giudizi, è possibile citare una valutazione dei chirurghi plastici americani del 2007 e 2008 (Plast.Reconstr.Surg. 2008). Secondo queste fonti, il 75-80% dei chirurghi è favorevole al lipofilling come metodo per migliorare la ricostruzione mammaria o l'aspetto di protesi visibili ed evidenti, ma ritiene che il lipofilling debba essere utilizzato con cautela e necessiti ancora di ulteriori studi per l'aumento estetico del volume mammario.
Sulla base di queste considerazioni, è possibile ritenere che il lipofilling ha certamente interessanti ed importanti applicazioni nella chirurgia plastica della mammella, soprattutto per migliorare le ricostruzioni realizzate con protesi ma anche per reintegrare ricostruzioni con tessuti autologhi; mentre l'impiego in chirurgia puramente estetica in alternativa all'impiego delle protesi deve essere valutato e proposto con una certa cautela sottolineandone le possibilità , ma anche i limiti e quelli che possono essere i dubbi legati ad una tecnica di recente introduzione.